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PressandReviews

Bebo Ferra e Gianluca Di Ienno | Off In Jazz Messina

Dopo la felice collaborazione nel trio ‘Specs people’, il chitarrista cagliaritano e il pianista abruzzese si incontrano nuovamente per un nuovo progetto. Questa volta hanno scelto la formula del duo in un repertorio quasi interamente nuovo dove la maturità del loro sodalizio artistico ha tutto lo spazio per esprimersi. Il progetto nasce da una grande affinità e reciproca stima consolidata negli anni. Tutto è alla luce del sole, sia dal punto di vista compositivo che improvvisativo, il loro incontro rappresenta una totale unione tra spirito ed energia, un’alchimia che evidenzia intrecci di trame e colori che si intersecano fino a creare un’ immagine sonora ricca di fantasia.

Photo courtesy by Paolo Galletta

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Live Review – Stefano Bagnoli “Other Side Trio”

“Gianluca di Ienno, pianista e produttore, qui all’organo hammond: estro ‘soul’ controllato e mai eccessivo, perfetto controllo ed indipendenza delle mani chiamate a disegnare linee di basso corpose e feline e melodie sicure.”

Paolo Schiavi | Il Gazzettino di Piacenza

Live photo courtesy by Ilaria Isacchi

Gianluca Di Ienno Keys 4tet – Arci Virgilio Mantova

“Gianluca Di Ienno apre il Marzo ricco di jazz all’Arci Virgilio (…)”
Massimiliano Milesi (tenor saxophone), G. Di Ienno (keyboards), Matteo Bortone (electric bass), Alessandro Rossi (drums)

Live Review – “dBus in Santa Maria Gualtieri” on Jazzit Online

Un florido impasto sonoro, dal registro diversamente timbrico, un’ininterrotta invenzione lessicale che incorpora, rileggendoli, Debussy, Duke Ellington e Herbie Hancock, nonché una certa propensione alla sperimentazione formale sono i tratti distintivi dell’ensemble, guidato dal pianista Gianluca Di Ienno, che ieri sera ha presentato sul palco di Santa Maria Gualtieri a Pavia “dBus Project: il jazz guarda a Debussy”, progetto originale dalle dinamiche cangianti. A fianco di Di Ienno, Marco Rottoli (contrabbasso), Alessandro Rossi (batteria), Massimiliano Milesi (sax tenore e soprano), Nicolò Ricci (sax tenore), Andres Villani (flauto) e Roberto Rossi (trombone). Evento organizzato dall’associazione Pavia Musica 2000 e da Teriyaki Records.

Antonino Di Vita | Jazzit Online

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Provincia Pavese introduces DBus

“Questa volta Di Ienno presenterà una nuova idea, che si chiama “dBus project, il jazz guarda a Debussy” che nasce dalla consapevolezza del condizionamento che l’impressionismo musicale ha esercitato sullo sviluppo di alcuni ambiti della musica afro-americana, in particolare quella di Bill Evans, Duke Ellington, Miles Daveis, Bix Beiderbecke (…)”

Marta Pizzocaro | La Provincia Pavese

CD review | “These Days” on Jazzitalia

In tempi di guerra (o di magra), consola poter vedere che non tutti hanno lo stesso armamentario. Il brutale uniformarsi a stili e stilemi, perlopiù acchiappati al volo oltreoceano o nei pressi dei fiordi, rischia di far stendere sul letto di Procuste il giovane jazz suonato dagli italiani, diviso tra muscoli e pensatori ad hoc. Gianluca Di Ienno e accoliti fanno attenzione a non cadere nel pozzo delle ovvietà, semplicemente (detta così sembra un nonnulla) affidandosi alla loro testa e a degli arti ben allenati.  A ben vedere Di Ienno non è di primo pelo, perché di dischi ne ha già collezionati otto prima di “These Days“, compreso “Specs People” di Bebo Ferra, che qui gli rende il favore prestando la sua impeccabile chitarra in “This Poetry“, dalla fresca cantabilità poetica, tutta italiana e in “Auspicious“, ricca di variazioni armoniche, timbriche e cluster ben assestati. Elementi che formano una costante nelle composizioni di Di Ienno, come in “Coffe Break At Dicos” dal climax narrativo sottolineato dalle pennellate percussive di Matteo Rebulla, e che dà luce al fraseggio spezzato del leader, che lascia ben intendere il suo patrimonio classico che balugina per tutto il disco; suono pulito, articolazione netta, un invidiabile tecnica mai sfoggiata con ostentazione, anche quando fa capolino il modern mainstream: nel brano d’apertura “The Guys“, illuminato anche da Alex Orciari che riempie gli accordi avvitando nota su nota. Le composizioni di Di Ienno sono ricche di sorprese, e anche i tre standard Bud Powell di Chick Corea, “Yesterdays” di Jerome Kern e – classico tra i classici – “E la chiamano estate” di Bruno Martino, non soffrono di letargia esecutiva, ma vivono perfettamente nel contesto ideologico-creativo del leader che ha ordito un lavoro che lascia la sensazione di aver mangiato un pasto ricco di calorie. E, come si diceva innanzi, in periodi di dieta ve ne è un gran bisogno.

Alceste Ayroldi | Jazzitalia

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Provincia Pavese introduces Pianologues

“Nel repertorio di Pianologues trovano spazio composizioni di Scarlatti, Debussy, Takemitsu, Ligeti e altri autori che i due pianisti affronteranno in questa prospettiva di reciproca contaminazione…”

Hanna Shybayeva (piano), Gianluca Di Ienno (piano)

CD review | “These Days” on Musica Jazz

“Di Ienno ha un fraseggio chiaro, aperto, solare, ed un’interessante verve compositiva, che si avvantaggiano della buona prestazione di Orciari e Rebulla (…)”

Vincenzo Fugaldi | Musica Jazz (May 2014)

CD review | “These Days” on Jazz Convention

Gianluca Di Ienno è un pianista sensibile, dal tocco delicato e pulito. Possiede una cultura pianistica afroamericana, a cui innesta influenze contemporanee che rendono la sua musica ricca di sfumature e rimandi, non esclusivamente jazz. E’ anche un compositore con idee efficaci che ha messo a frutto nel suo These Days, interessante e raffinato disco in cui esordisce da leader. Infatti, il cd altro non è se non un condensato della sua arte pianistica e compositiva, suonato in trio con Alex Orciari al contrabbasso e Matteo Rebulla alla batteria (Release 3). These Days contiene nove brani di cui tre standard – Bud Powell di Corea, Yesterdays cantata da Simona Parrinello, e E la chiamano estate -, affrontati con piglio giovanile e contemporaneo. I brani restanti sono sue composizioni che denotano apertura mentale, linguaggi moderni (The Guys, Coffe Break At Dicos), soluzioni a più voci (This Poetry e Auspicious, con il notevole Bebo Ferra alla chitarra), e brillanti rappresentazioni del contemporaneo (Magnolia e Laydown).

Flavio Caprera | Jazz Convention

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