CD review | “Gliders” on Roma In Jazz

I Gliders, gli “Alianti” di Gianluca Di Ienno, pianista compositore che osa e osa bene, aprono le Vele della musica afroamericana a linee melodiche di ricerca, i cui slittamenti avanguardistici non presentano mai funambolismi fini a se stessi, semmai un groove elastico e fraseggiato con una diteggiatura pianistica erede di forme tardonovecentesche sia classiche che blue, tornito dai lineamenti jazzistici di un artista che personalmente considero o tra i più bravi tout court nel suo settore (Fulvio Sigurtà al flicorno ed alla tromba) e da una ritmica molto adatta alla idee originali del Di Ienno, il contrabbasso di Giulio Corini (quanto mai funzionale allo svolgimento dei temi) e la batteria di Alessandro Rossi (attento ed agile nei cambiamenti di tempo e di tono). Siamo, senza dubbio, nell’ambito di una riflessione musicale tutt’altro che solo istintiva e d’area limitata da un punto di vista estetico, ed i climi esplorati sono vari e diversi, uniti comunque da una “serietà passionale” che viene facilmente trasmessa a chi ascolta, nel mentre che ognuno può legarvi tratti importanti della Storia del Jazz (Jarrett, Tristano, Bley, Hancock, John Lewis? Sì; ma io dico anche Mehldau e alcuni visionari newyorkesi, tanto per dar a chi legge punti di riferimento, pur soggettivi). Scegliere brani rappresentativi di questo Gliders non è semplice perché il tutto sembra far parte di un discorso fluido narrato episodio dopo episodio e non di un insieme di frammenti a sé stanti. A titolo del tutto personale: il lunare bachiano in veste da nuovo millennio di Ringlets and Buds, il “linguaggio globale” del fremere di Slideshow nel quale il quartetto interagisce e condivide con improvvisazioni di grande eleganza (primus inter pares Sigurtà con la limpida linearità della sua tromba), la varietas pianistica del Di Ienno in Circularity, ed ogni intrusione di clap-clap o tintinnio o varia effettistica con toys ed electronics, una volta lasciato oggetto di riflesso Brian Eno e sodali con i loro magici strumenti sintetizzati, come da significato evidente nel chiosare e chiudere l’album col Rumore scintillante, appropriato e opportunamente brevissimo di Cold Noise, che a mio avviso appare anticipazione di un Pensiero Futuro che il Nostro ha già in qualche parte del proprio Cappello Magico. Chi legge abbia la pazienza di una riflessione indotta dalla performance dell’Aliante. Di quali e quanti colori abbia a dire il Jazz italiano continuiamo a sottolinearlo da decenni: esperienze culturali originali e pienamente innovative tristemente pari al disinteresse dei mass media convenzionali, a vantaggio non si sa di quale imponente maître à penser o multinazionale extralusso. Di certo ha stancato questo indomito menefreghismo, che intendiamo spezzare indicando, volta per volta, coloro che si facciano libera strada per Creatività, Spontaneità, Bravura esecutiva e, appunto, Cultura. Come nel caso di Gliders, “Alianti” in volo, come si diceva…

Fabrizio Ciccarelli | Roma In Jazz

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“Gliders” | Blue Note Milano

Gianluca Di Ienno è apprezzato sideman e performer, al pianoforte, ai sintetizzatori e all’organo hammond; ha all’attivo l’incisione di oltre 25 dischi, di cui alcuni per importanti label quali IRMA records, Sony, BMG, Cam Jazz, Dodicilune, Abeat, Tuk Music, Dot Time Records. E’ ed è stato sideman in diversi progetti condivisi tra gli altri con Giovanni Falzone, Bebo Ferra, Rosario Giuliani, Mattia Cigalini, John O’Gallagher, Andrea Dulbecco, Franco Ambrosetti, Perico Sambeat. Leader di diversi progetti, dal duo Pianologues (due pianoforti ed elettronica, condiviso con la pianista Hanna Shybaieva) al settetto dBus (orientato ad un percorso di ricerca che ingloba musica improvvisata, contemporanea e impressionista), con i dischi “These Days”, “Shifting Thoughts” e “dBus, Il Jazz guarda a Debussy” riceve diverse recensioni positive sulle maggiori riviste di settore quali Musica Jazz, Jazzit, Jazz in Europe, Il Manifesto, la Repubblica, Jazz Convention. +Al Blue Note presenterà i brani del nuovo disco “Gliders”.

CD review | “Shifting Thoughts” on A Proposito di Jazz

Ancora un organo Hammond a conferma che il mondo del jazz sta riscoprendo questo magnifico strumento. A suonarlo questa volta è Gianluca Di Ienno (che si ascolta anche al piano, al Fender Rhodes e all’elettronica); accanto a lui Massimiliano Milesi al sax tenore e soprano e Alessandro Rossi alla batteria. I dieci brani in programma sono tutti frutto dei tre musicisti e denotano una buona capacità compositiva. Ma quel che maggiormente convince in questo album è la capacità dei musicisti di mescolare stilemi tipici della più classica tradizione jazz con sonorità assai moderne legate anche all’utilizzo di strumentazioni elettroniche. Emblematici, al riguardo, già i primi due brani in rapida successione, “Circularity” e “Propinqua”: ad una introduzione pianistica d’impronta classicheggiante, fa seguito uno sviluppo della musica affidato all’organo e al sax , assai marcato ritmicamente e caratterizzato da una timbrica assolutamente attuale. Nello stesso tempo si chiarisce il ruolo dei tre musicisti: a Di Ienno il compito di mutare le atmosfere, a Milesi quello di sciorinare un fraseggio fluido che si mantenga tale per tutta la durata dell’album, a Rossi quello di sottolineare i vari passaggi. E così, ad esempio, in “Dub-Bi” il clima cambia radicalmente grazie all’elettronica magistralmente utilizzata dal leader mentre il sassofono detta la linea portante con la batteria a produrre un ritmo quasi funkeggiante. Insomma un album originale, intelligente, ben concepito e altrettanto ben realizzato.

Gerlando Gatto | A Proposito di Jazz

CD Review – “Shifting Thoughts” on Jazzitalia

Gianluca Di Ienno è un tastierista con esperienze nei gruppi di Giovanni Falzone, Bebo Ferra, Stefano Bagnoli fra gli altri. Il Keys trio è un suo recente progetto, messo in piedi con il sassofonista Massimiliano Milesi, anche lui con collaborazioni qualificate in corso o alle spalle, da Tino Tracanna alla big band di Oscar Del Barba. Alla batteria siede, poi, Alessandro Rossi, provvisto di referenze che vanno dalla partecipazione a formazioni di Roberto Cecchetto a quelle con Max De Aloe. Il trio propone un jazz rock con inflessioni dichiarate, anche nei titoli, nel dub, fortemente marcato ritmicamente e con una timbrica determinata potentemente da organo, fender rhodes e da altri strumenti elettronici manovrati dal leader. Di Ienno è capace, infatti, di passare da un pianismo veloce e liquido alla costruzione di una base solida e funzionale al contesto, con hammond e altri marchingegni a dettare le regole. Milesi, da parte sua, è il sassofonista adatto per questo tipo di musica, deciso, propositivo e prorompente, quando è il caso. È uno che non si tira mai indietro, insomma, ma si sintonizza sempre sulla giusta lunghezza d’onda. Alessandro Rossi, da parte sua, garantisce un sostegno continuo, intrusivo, di genere funkeggiante o affini, picchiando sulla sua batteria con sana energia e notevole senso della misura. Fra i dieci titoli dell’album si segnala in particolare Refugees, contraddistinta da tempo mosso, dentro una cornice elettronica squarciata dalla voce filtrata di un sassofono penetrante. Shifting Thoughts è un cd di un (non) classico Organ trio, nel senso che prevalgono sui suoni tradizionali quelli di un jazz contaminato dalla musica attuale, di consumo o d’arte, prodotta con l’ausilio di mezzi tecnologici.

Gianni Montano | Jazzitalia

Live review | Bebo Ferra “Voltage” | Padova Jazz Festival 2015


Il chitarrista Bebo Ferra ha presentato il trio con cui ha registrato in studio a giugno: Nicola Angelucci, versatile batterista, sempre in reattivo ascolto, e Gianluca Di Ienno, questa volta con il solo organo Hammond, impeccabile per interplay, inventiva e anche come compositore, benché questo ruolo nel trio sia soprattutto quello di Ferra, sapientemente a cavallo fra melodie originali e tradizione, compreso un denso omaggio a Duke Ellington.

Alessio Surian | Giornale Della Musica

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Mattia Cigalini “Astrea” | Reviews & Credits

Guido Michelone, IL MANIFESTO : Nel jazz il trio per antonomasia è ritenuto quello con pianoforte-contrabbasso-batteria, benché la sua storia inizi relativamente tardi con il be-bop, mentre prima e dopo si afferma una serie quasi infinita di triadiche combinazioni fra strumenti a fiato, a corda, a percussione. Astrea (CAM JAZZ) del Mattia Cigalini Trio, vede il leader ai sax alto e soprano con Gianluca Di Ienno (piano) e Nicola Angelucci (batteria) affrontare il set con un piglio combattivo, senza che si avverta la mancanza dell’imprinting contrabbassistico.

Claudio Sessa, CORRIERE DELLA SERA: Pochi giorni fa elogiavamo il sassofonista siciliano Francesco Cafiso; ora tocca al piacentino Mattia Cigalini, stesso strumento e stessa età (sono nati nel 1989 a due settimane di distanza). Cigalini ha bruciato le tappe con dischi sempre diversi e adesso si presenta con “Astrea” (CAM JAZZ) in un contesto insolito, un trio con il pianista Gianluca Di Ienno e il batterista Nicola Angelucci, che evitando ogni ruolo strumentale stereotipato crea una musica di gran forza corale. Merito, in particolare, delle composizioni di Cigalini (tranne un “White Christmas” totalmente rivisitato), varie ma accomunate da una grande cura per i dettagli e per quel caratteristico afflato che sa essere al tempo stesso lirico e aggressivo.

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Live Review – Stefano Bagnoli “Other Side Trio”

“Gianluca di Ienno, pianista e produttore, qui all’organo hammond: estro ‘soul’ controllato e mai eccessivo, perfetto controllo ed indipendenza delle mani chiamate a disegnare linee di basso corpose e feline e melodie sicure.”

Paolo Schiavi | Il Gazzettino di Piacenza

Live photo courtesy by Ilaria Isacchi

Live Review – “dBus in Santa Maria Gualtieri” on Jazzit Online

Un florido impasto sonoro, dal registro diversamente timbrico, un’ininterrotta invenzione lessicale che incorpora, rileggendoli, Debussy, Duke Ellington e Herbie Hancock, nonché una certa propensione alla sperimentazione formale sono i tratti distintivi dell’ensemble, guidato dal pianista Gianluca Di Ienno, che ieri sera ha presentato sul palco di Santa Maria Gualtieri a Pavia “dBus Project: il jazz guarda a Debussy”, progetto originale dalle dinamiche cangianti. A fianco di Di Ienno, Marco Rottoli (contrabbasso), Alessandro Rossi (batteria), Massimiliano Milesi (sax tenore e soprano), Nicolò Ricci (sax tenore), Andres Villani (flauto) e Roberto Rossi (trombone). Evento organizzato dall’associazione Pavia Musica 2000 e da Teriyaki Records.

Antonino Di Vita | Jazzit Online

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CD review | “These Days” on Jazzitalia

In tempi di guerra (o di magra), consola poter vedere che non tutti hanno lo stesso armamentario. Il brutale uniformarsi a stili e stilemi, perlopiù acchiappati al volo oltreoceano o nei pressi dei fiordi, rischia di far stendere sul letto di Procuste il giovane jazz suonato dagli italiani, diviso tra muscoli e pensatori ad hoc. Gianluca Di Ienno e accoliti fanno attenzione a non cadere nel pozzo delle ovvietà, semplicemente (detta così sembra un nonnulla) affidandosi alla loro testa e a degli arti ben allenati.  A ben vedere Di Ienno non è di primo pelo, perché di dischi ne ha già collezionati otto prima di “These Days“, compreso “Specs People” di Bebo Ferra, che qui gli rende il favore prestando la sua impeccabile chitarra in “This Poetry“, dalla fresca cantabilità poetica, tutta italiana e in “Auspicious“, ricca di variazioni armoniche, timbriche e cluster ben assestati. Elementi che formano una costante nelle composizioni di Di Ienno, come in “Coffe Break At Dicos” dal climax narrativo sottolineato dalle pennellate percussive di Matteo Rebulla, e che dà luce al fraseggio spezzato del leader, che lascia ben intendere il suo patrimonio classico che balugina per tutto il disco; suono pulito, articolazione netta, un invidiabile tecnica mai sfoggiata con ostentazione, anche quando fa capolino il modern mainstream: nel brano d’apertura “The Guys“, illuminato anche da Alex Orciari che riempie gli accordi avvitando nota su nota. Le composizioni di Di Ienno sono ricche di sorprese, e anche i tre standard Bud Powell di Chick Corea, “Yesterdays” di Jerome Kern e – classico tra i classici – “E la chiamano estate” di Bruno Martino, non soffrono di letargia esecutiva, ma vivono perfettamente nel contesto ideologico-creativo del leader che ha ordito un lavoro che lascia la sensazione di aver mangiato un pasto ricco di calorie. E, come si diceva innanzi, in periodi di dieta ve ne è un gran bisogno.

Alceste Ayroldi | Jazzitalia

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CD review | “These Days” on Musica Jazz

“Di Ienno ha un fraseggio chiaro, aperto, solare, ed un’interessante verve compositiva, che si avvantaggiano della buona prestazione di Orciari e Rebulla (…)”

Vincenzo Fugaldi | Musica Jazz (May 2014)